Quotidianity – 8

-Ciao Lele.
-Oh! Ciao Ricky. Finalmente ci si vede.
-Sì.
-Com’è che ti becco solo due volte al mese?
-Forse meno.
-Soldi ben spesi, eh?
-Quali?
-Questi qua. Quante volte vieni di solito?
-Due alla settimana, quando riesco.
-E non ti vergogni?
-Non mi fa impazzire la palestra.
-Come non ti fa impazzire? Che ti sei iscritto a fare?
-Eh. Due volte alla settimana vengo, però.
-Sì, ma se non ti piace perché ti sei iscritto?
-Pensavo fosse meglio.
-Io sono sempre qui.
-Ah.
-Però ti vedo pochissimo. Dimmi la verità.
-Quale?
-Verrai una volta ogni tanto.
-No. È che… Sto qui, dagli attrezzi. E poi. A volte passo di mattina.
-Ah, sì, no, io di solito verso pomeriggio, a quest’ora qui.
-È per questo che non ci incontriamo.
-Ricky. Non mi dire minchiate.
-No, è per questo, davvero.
-I tuoi che dicono?
-Sono tranquilli.
-E dei corsi, dei corsi fai qualcosa?
-No.
-Nessun corso?
-No. Non mi piacciono.
-Ma allora tu ti sei iscritto proprio per non fare un cazzaccio!
-No. Qui, sto dagli attrezzi. Corro. Vado in cyclette.
-E basta.
-Non faccio corsi.
-Guarda che non sono male. Io ci vado spessissimo.
-Non sono male?
-È pieno di gente, c’è chi ti segue, ti allenano, e si impara qualcosa.
-Pieno di gente. Proprio per questo evito.
-Ma daai.
-Troppa gente. Preferisco star da solo.
-Dimmi una cosa. E i tuoi fratelli?
-Michele si è ritirato, Stefano continua.
-Stefano non l’ho proprio mai visto. Mai.
-Viene di mattina.
-Solo di mattina?
-Sì.
-Ah, è per questo che.
-Sì.
-E te?
-Mh?
-Cosa dicono i tuoi, che sei iscritto.
-Ho fatto l’abbonamento annuale, per forza sono iscritto.
-Ah.
-Però non lo rinnovo manco morto.
-Oh, ora ti riconosco.
-Manco morto.
-Ma pensa te. Annuale.
-Già… Lele, invece tu?
-Cosa?
-Dimmi.
-Cosa?
-Io non verrò mai in palestra, ma tu… In casa con l’Anna, ci stai mai?

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Quotidianity – 7

-Ehi bello.
-He. Hei.
-Tutto a posto?
-Sh…

Shi.
-Come ti chiami?

Come ti chiami?
-Fh… oh.
-Come?
-Fh… hh.
-Occhei. Sei da solo? Riesci a camminare?
-Frhrancesco.
-Ciao Francesco. Sei da solo?

Francesco, mi senti?

Francesco?
-Shì.
-Cosa sì?
-Ssento.
-Bravo Francesco. Sei qui da solo?

Francesco?
-Ss… shì.
-Cos’hai bevuto Francesco?
-Tu… tuth… hh… tutto.
-Tutto, eh? Francesco riesci a camminare?

Francesco?
-Nho.
-Bene, siediti qui. Siediti.
-Oh… kkh.
-Francesco, sei qui con qualcuno?
-Da. Daniano.
-Dov’è il tuo amico, Francesco?
-Nhn sho.
-Devi vomitare? Devi vomitare Francesco?
-Shì.
-Devi vomitare?!
-Shì… No. Ho ià… vhmitato.
-Hai già vomitato?
-Shi.
-Occheei Francesco. Cerca di restare sveglio, va bene?
-…
-Francesco, mi senti?
-…
-Francesco?

Francesco?

Francesco!
-Shi.
-Mi senti?
-Sh… ih.
-Bene, non addormentarti. Non dormire.
-Nh…

hh

nho.
-Sai dirmi che giorno è?
-Shi.
-Che giorno è Francesco?
-Shhh. Uindici. Frhebbahio. Hh. Hilahedici.
-Marta, vieni qui. Sta andando in coma etilico, chiama l’ambulanza. Chiamala. Ci pensiamo dopo a quello. Chiamala subito, che questo sta per vomitare.
-Hi. Hi. Hirk. Hrhhmmmm!

Quotidianity – 6

-È il tuo cane?
-No, dei miei zii.
-È un bel cane.
-Sì.
-Bello davvero.
-Mh. Sì.
-Vieni qua cucciolotto. Vieni, qui, qui, dai. Bravo cucciolotto, bravo. È buono.
-Sì, non ha mai
-No, dicevo: si vede che è buono.
-Ah.
-Guarda che faccia.
-Sì.
-Che facciona, che bella facciona. Guarda che facciona, il mio cagnone.
-Hh.
-Come si chiama?
-Bandit.
-Bandit?
-Bandit.
-Come bandito?
-Sì.
-Che nome.
-Inglese.
-Ragazzi. Che nome. Che nome. Eh, Bandit? Che razza di nome.
-L’hanno scelto al canile.
-Bandit? Bandit? Bandit! Qui, Bandit.
-Bandit, andiamo?
-Avete fretta?
-Dobbiamo tornare a casa.
-Avete fretta?
-No, nessuna fretta.
-Che bel cane, ragazzi, proprio un bel cane.
-È di razza.
-Sì?
-Sì.
-Che razza?
-Un segugio.
-Un segugio, eh?
-Sì, dovrebbe essere un segugio.
-Anche io cred… Ha… tar… ?
-Cosa?
-?
-È passata una macchina, non ho sentito.
-Nha.
-Ora dobbiamo andare.
-Hai d’accedere?
-Non fumo, mi spiace.
-Ma quanti anni hai?
-Ah, io… 17.
-Non fumi?
-No. Andiamo Bandit.
-Tiri?
-No, no.
-Non tiri?
-No, arrivederci.
-Ciao. Ciao bandit.

Quotidianity – 5

-Mamma mi è caduto l’apparecchio nella tazza.
-Cos. Quale tazza?
-Quella del bagno, mamma.
-No. Noooh.
-Eh.
-Come hai fatto, Lorenzo?
-Eh, stavo facendo la pipì, mica l’ho fatto apposta.
-E l’hai lasciato cadere nel water?
-Sì, cosa potevo fare? Mi è sfuggito.
-Fammi vedere.
-Vieni.
-Dov’è?
-Lì, sotto la carta igienica.
-Non lo vedo.
-È lì, guarda. Qua, vieni, da qui si vede.
-Caaaacchio.
-Mamma, non l’ho fatto apposta.
-Va bene, dai. Ora lo recuperiamo.
-Cosa?
-Prendo i guanti.
-Mamma, io mica lo rimetto.
-Lo laviamo bene, con
-No, io non lo metto! È pieno di pipì!
-Con la varechina si sterilizza!
-Ma che schifo, mamma!
-Guarda che la pipì non è niente. Lo laviamo benissimo.
-Ma è pipì, dai! Che schi-fo!
-Sai quanto ci è costato?
-Quanto?
-Tantissimo.
-Vabbhé, lo pago io uno nuovo.
-Non hai così tanti soldi.
-Prendo quelli del libretto!
-Eehhhh, quelli del libretto.
-No, ma dai mamma! Mi viene il vomito!
-Guarda, ora lo mettiamo sotto l’acqua fredda e poi a mollo nella varechina.
-Dopo li butti i guanti!
-Sshh, che c’è Matteo che dorme.
-Dopo li butti i guanti.
-Certo che li butto.
-Tiro l’acqua?
-Ti è caduto qualcos’altro oltre all’apparecchio?
-No.
-Allora puoi tirare.

Quotidianity – 4

-Lei sa che era tenuto a
-Non me lo dica, non me lo dica nemmeno. Secondo voi non ho fatto compilare il foglio di pernottamento?
-Ce lo dica lei.
-Sicuro che l’ho fatto.
-E allora perché non sapeva della droga?
-Perché la gente mente. Avete mai avuto a che fare con le nuove generazioni? Sono senza controllo, datemi retta, senza controllo.
-Lei ha appena detto una cosa che
-Sono disposto a ripeterlo sotto giuramento se serve, ho anche una copia del documento, so quel che dico. Non mi sognerei mai di mentirvi.
-Va bene così. Dopo le chiederemo di farci vedere il foglio.
-Assolutamente.
-Quindi lei non sapeva nulla?
-Nulla di nulla, non me lo sarei mai immaginato.
-E loro non avevano dichiarato il possesso di sostanze illegali?
-No, non l’hanno dichiarato, solo dio sa per quale motivo.
-Mh.
-Voi non mi credete.
-Saremo sinceri, signor Perulli, è la prima volta che sentiamo una cosa del genere. Siamo in servizio da molti, molti, anni ed è la prima volta che degli studenti hanno mentito di loro spontanea volontà.
-Sentite: tengo dietro a questo ostello da quando mio padre è morto, circa ventidue anni fa, e posso dire la stessa cosa. Prima volta. Potete immaginare la mia reazione quando
-Certo, signor Perulli, certo.
-Mi sono spaventato.
-Lo capiamo.
-Insomma: voi come avreste reagito? È facile giudicare a fatti avvenuti, ma… Io non sono un agente, capite? Cosa potevo fare?
-Noi vorremmo solo accertarci che sia andato tutto come ha dichiarato ieri sera.
-Signori: il mio ragazzo è rimasto ferito, attaccato da quei mostri, e voi dubitate di me? È questo che state facendo?
-Stiamo facendo il nostro lavoro.
-Il vostro lavoro è quello di difenderci! Non quello di tormentarci!
-Vogliamo solo capire come prevedere altri
-No no no, voi pensate che io stia
-Ci lasci finire: non vogliamo che in futuro riaccada qualcosa del genere. Chiaro? È per questo che la stiamo interrogando. Abbiamo bisogno di alcuni dettagli che i nostri colleghi hanno trascurato nel verbale di ieri. In modo di evitare un altro episodio del genere.
-Allora mi state davvero interrogando! Ma stiamo scherzando?!

Quotidianity – 3

-Ma che gentilina hai comprato?
-Era bella al super.
-È tutta moscia, guarda.
-Si è appassita stanotte a stare fuori.
-Ma questa era già brutta da prima.
-Sì, non era bellissima.
-Vabbhé. Ne vuoi un po’ Giacomo?
-No, grazie. Comunque vi stavo dicendo
-Sì.
-Avete presente Luca Toffredo?
-Era in classe con te?
-Sì. Ha trovato da lavorare subito.
-Dove?
-In una fabbrica che fa automobili. Ma automobili serie, eh?
-È stato bravo.
-Sì. Pensa che è così bravo che gliele fanno provare! Mica come quelli lì della Prafec. Che stronzi.
-Come gliele fanno provare?
-Sì! Gli fanno provare le macchine! Se vanno bene. Ma stiamo parlando di macchine con 600 cavalli, eh? Delle Audi, delle Jaguar. Mica delle stronzatine, eh? Ha detto che corre su un circuito e fa le derapate, ahahah!
-Ma quanti anni ha Luca?
-19, come me.
-E gli fanno provare le macchine?
-Sì! Lo giuro!
-E se le segna?
-Ah! Ha detto che con una Mercedes gli è capitato di segnarla sul muso. Un ammaccotto.
-E dopo?
-Non gli hanno fatto nulla, ahah.
— pausa breve —
-A me sembra una stronzata.
-Come?
-Dai, è una stronzata che ti ha raccontato.
-Guarda che è vero.
-E secondo te al primo coglione che viene a lavorare in una fabbrica gli fanno provare le macchine? Poi, come se da noi ci fossero delle fabbriche che costruiscono per intero le macchine di marche diverse.
-Sì, me l’ha detto lui.
-Ma è una stronzata! Un neo patentato con una macchina da 600 cavalli?!
-Ma che cazzo ne sai tu che sei solo un povero sfigato?
-Mavaffanculo.
-Sei solo un povero sfigato che al massimo ha guidato una panda! Che cazzo ne vuoi sapere?!
-E tu che cazzo hai guidato più di una panda?
-La polo di Luke.
-Luke chi è? Sempre la sagoma a cui fanno provare le macchinone?
-Ma lo vedi che sei uno sfigato del cazzo? Fallito!
-Ragazzi, la piantate?
-È lui che rompe i coglioni! Che ve lo dico subito, se continua così lo ammazzo.
-Ammazzami.
-Guarda che non scherzo, io ti ammazzo.
-Dai, ammazzami, dai.
-Mi stai facendo incazzare. Ti avverto. Mi stai facendo incazzare.
-Carlo, dì qualcosa.
-Ragazzi state calmi.
-Se mi vuole ammazzare che lo faccia.
-Devi portarmi rispetto, hai capito? Hai capito che devi portarmi rispetto? Sei solo una merda tu, non capisci un cazzo.
-E tu che sei? Che ti licenzi dopo un mese solo perché non riesci a stare in piedi.
-Dì un’altra parola e ti ammazzo.
-Sei un pezzo di merd…
-GIACOMO!

[Guida alla lettura:
M, P, M, P, M, P, M, F2, M, F2, M, F2, M, F2, P, F2, P, F2, M, F2, P, F2, M, F2, P, F2
— pausa breve —
F1, F2, F1, F2, F1, F2, F1, F2, F1, F2, F1, F2, F1, F2, M, F2, F1, F2, F1, F2, M, P, F1, F2, F1, F2, F1, M

M: madre
P: padre
F1: figlio maggiore
F2: figlio minore]

Quotidianity – 2

-Il dottore ha detto dove ha intenzione di attraccare?
-No, capitano.
-Sto per perdere la pazienza. Fagli sapere che senza un punto esatto dove attraccare io mi fermo qui. Non mi muovo oltre.
-Sì, capitano.

-Allora?
-Ha detto che l’Egitto andrà benone.
-Egitto?!
-Sì.
-Ma siamo sulla rotta indiana!
-Credo che abbia cambiato idea.
-Non è possibile. Non è possibile. Siamo in viaggio da due settimane. Non è possibile.
-Ha detto che l’Egitto potrebbe dargli il tipo di avventura che sta cercando.
-Non ci siamo capiti. Non ci siamo proprio capiti. L’avventura gliela do io. Portamelo qui, voglio parlarci di persona.
-Al momento è occupato.
-Se non corre subito qui, in questa dannata stanza, a chiarirmi le idee darò l’ordine di buttarlo in mare. Ora.
-È impegnato in un lavaggio intestinale. Per questo non si può spostare dalla sua camera.
-Un lavaggio intestinale?! Roba da matti. Un lavaggio intestinale… Un lavaggio intestinale?
-Cosa faccio?
-Tra due ore. Qui. Due ore e un minuto e saremo dirotti verso casa. Diglielo. Un minuto di ritardo e torniamo a casa.
-Sì.

-Ho sentito che mi ha fatto chiamare.
-Oh, dottore dottore! È stranamente in anticipo.
-Cos’è questa storia che vuole tornare indietro? Non la sto forse pagando abbast
-Non sono i soldi a preoccuparmi. Ma la meta. La meta. Siamo in viaggio da 15 giorni, vuole decidersi a darci una meta esatta? Una meta.
-Gliel’ho fatta sapere, no? Non gliel’ho forse fatta sapere?
-Quindi?!
-L’Egitto.
-Ma… Ma… È forse fuori di testa?
-Non capisco cosa ci sia che non
-L’Egitto? Ma dice sul serio?
-Certo.
-Non eravamo d’accordo per lo Sri Lanka o sbaglio?
-Sri Lanka?
-Esattamente, lo Sri Lanka.
-Ci dev’essere stato un fraintendimento.
-Non c’è stato nessun fraintendimento! Mi sta prendendo in giro?
-Ehrr.
-Mi sta prendendo in giro? Senta, questa è la MIA barca. Quello lì fuori è il MIO equipaggio. Le consiglio di andarci cauto, perché sta scherzando col fuoco.
-Non la sto prendendo in giro.
-Noi siamo diretti verso lo Sri Lanka, avevo bisogno di un punto in cui ormeggiare. È un isola grandina, lo sa? Lo sa che lo Sri Lanka è un’isola?
-C-certo che lo so.
-Quindi cos’è questa storia dell’Egitto?
-Ho cambiato idea.
-Ha cambiato idea? Ora?
-S-sì. Ora.
-Perché? Cosa deve andarci a fare in Egitto?
-Io. Io devo. Sono alla ricerca dell’avventura.
-L’avventura?
-E-esatto. L’avventura.
-In Egitto?
-Sì.
-E perché non più in Sri Lanka?
-Ho cambiato idea.
-Mi dica una cosa, dottore.
-Sì.
-Mi dica: ma lei è veramente un dottore?
-Ehrr.
-Lei è veramente un dottore?
-Ehk.
-Mi dica, dottore. Quando vedremo i nostri soldi?

Quotidianity – 1

-Pago. Quant’è?
-Allora. 5 birre medie e un gin tonic. Sono 31 euro.
-Pago con la carta.
-Carta?
-Sì, bancomat.
-Noi non prendiamo carte.
-Come no?
-Non le prendiamo.
-Io non ho contanti al momento.
-Però prendiamo solo quelli.
-Non ne ho. Guardi.
-Non. Non m’interessa. Sono 31 euro.
-Sì, ma io vorrei pagare con la carta.
-No, niente carta.
-Quindi?
-C’è una banca qui dietro.
-Devo andare a ritirare?
-Penso proprio di sì.
-All. Allora vado.
-Sì, ma ci devi lasciare qualcosa.
-Cosa devo lasciarvi?
-Non può andare a prendere i soldi senza lasciarci qualcosa.
-Guardi che torno.
-Non m’interessa. Va bene anche solo il cellulare.
-Il cellulare. Ma… Va bene, eccolo.
-Bene, te lo ridiamo quando torni.
-Sì, occhei. Vado e torno.
-Sì.
-31 euro?
-Sì, 31.
-Bene, vado. A tra poco.
-Sai dov’è la banca, vero?
-Sì, qua dietro. Me l’ha detto lei. Qui dietro.
-Sì, qui dietro, subito a sinistra e poi ancora a sinistra.
-Perfetto. A tra poco.
-A dopo.

-Scusi, ecco.
-Hai ritirato i soldi?
-No, guardi, mi può dare un attimo il cellulare?
-Hai soldi?
-Sì. No. Ecco.
-Se non hai i soldi devo chiamare il titolare.
-No no no. Ecco, ho i soldi, ho i soldi, ma non ricordo il pin della carta. È scritto nel cellulare. Mi fa il favore di…
-Certo.

Recensione fumettistica: The Climber

QUI ho scritto una bella recensione per i ragazzi di AnimeClick su un manga tutto emozionante e pieno di montagna: The Climber.

The Climber

Ecco alcune frasi per solleticarvi l’interesse:

È questa la meccanica principale del manga: si legge con tranquillità, tutto sembra andare per il verso giusto, manca poco alla meta quando qualcosa cede, e si cade nel vuoto perdendo una parte di sé.

Tormenta

La montagna in The Climber è un’essenza attiva –platonica e gelosa amante priva di misericordia– capace di togliere la vita senza alcuno indugio, come di donare momenti dalla ineguagliabile bellezza.

13

La capacità comunicativa di questa serie –il suo carisma intrinseco in una poesia visiva– la dobbiamo a Shinichi Sakamoto: sapiente narratore che saprà alternare, con grande bravura, momenti semplici e privi di dialoghi a momenti di alta tensione e suggestionabilità, riuscendo sempre a dosare il ritmo senza l’abuso di balloon, ma con l’aiuto di una moltitudine di figure retoriche e metafore.

Vista

Concludendo: The Climber è un manga sulla crescita, un manga sull’uomo, un manga sull’arrampicata e un manga sulla bellezza mortale della natura. The Climber è un manga che schiaffa in faccia al lettore il proprio contenuto senza girarci troppo intorno, lo fa con tecniche narrative sorprendenti, con un disegno fotorealistico e con una trama che personalmente ritengo sfiori il capolavoro. The Climber sa sorprendere con immaginabile semplicità, sa commuovere e angosciare, sa toccare lì dove molti altri fumetti aspirano senza mai avvicinarsi.
È una serie che tutti dovrebbero provare, amanti o non della montagna, perché capace di quel tocco, di quella sensibilità, raramente riscontrabile in tante altre opere anche altrettanto ben disegnate e sceneggiate.

Camminata

Recensione fumettistica: Hells Angels


Vi sto per parlare di: “Hells Angels”
Autore: Sin-ichi Hiromoto
Casa editrice: Star Comics

Introduzione
Colonna sonora:

Più o meno 7 anni fa, in un affollato treno verso Cervia, a fianco di una signora di mezza età che mi guardava con fare materno, mi leggevo “Hells Angels” con gli occhi di un ragazzo pronto a sfogliare il suo secondo manga della vita.
Chiarisco subito: per me quest’opera di Sin-ichi Hiromoto ha un significato che va oltre alla qualità della storia e del tratto.
Un significato impregnato di nostalgia per i tempi in cui i miei gusti variavano dalle testate Disney a Rat Man, per i tempi in cui non sapevo ancora leggere le vignette da destra a sinistra – impresa che mi richiese più impegno di quanto potreste mai immaginare -; tempi duri, di crisi ormonali e… sto divagando.
Comunque le avventure di Rinne, protagonista del manga che andrò a presentarvi, mi accompagnarono per tutta l’estate del 2005 e tutt’ora, sorprendentemente, riesco a ricordarmi in modo cristallino la trama.
Perché “sorprendentemente”?
Perché è dall’estate del 2005 che non riprendo in mano quella trilogia cartacea lugubre e fuori di testa che segnò la mia concezione infantile dei manga.
Questi tre albi da 3.10€ l’uno sferrarono un cazzotto in pieno volto al me stesso quattordicenne, gridandogli: ”I tuoi topi e paperi antropomorfi ce lo sucano!”
Insomma: uno a zero per Hiromoto.
Palla al centro.

La storia
Colonna sonora:

Avrete, certamente, capito che questa non è una recensione qualsiasi, ma una recensione all’insegna dei ricordi con una tendenza all’originalità nella forma sintattica; proprio per questo cercherò di raccontarvi della trama di questo manga con delle tags (parole chiave), in modo da farvi un’idea di cosa contiene l’opera in questione.
Iniziamo:
Morte; scuola infernale; Tim Burton impasticcato; Yin e Yang; Hellvis (Presley); sport scolastici vari; shonen; un diploma per tornare in vita; tette in buona dose; Dio; altra pasticca per Tim Burton; bullismo; la Bibbia; personaggi nuovi ad ogni pagina; un po’ di shojo; combattimenti divini; fratricidio; il basket della vita; mostri a chili; colpi di scena; seinen; cattivi variabili; metafore colte; croci; il valore dell’amicizia; finalone.

Ora: dandoci un’occhiata potrete capire che “Hells Angels” contiene di tutto e di più. È un concentrato di eventi, di immagini e di personaggi. Un turbinio trascinante; un agglomerato di idee che non ti dà la minima sensazione di poter capire dove si andrà a finire.
Hiromoto ti prende per mano e ti spara un calcio nel culo mostrandoti il medio. Lo sento ancora urlarmi “Prova a capire che direzione prenderò nelle prossime 4 pagine. Prova! Tanto sbaglierai.
L’essenza dell’autore stesso è stampata sulla carta, e lascia il segno, oh se lo lascia: mi sono rimasti i polpastrelli neri per due settimane. Ma di questo ne parlerò più avanti.
Insomma: l’affezionatissimo Sin-ichi racconta un susseguirsi di eventi straordinari, emozionanti e magistralmente narrati, riuscendo comunque a dare un tocco personalissimo al complesso.
Data la natura del manga, per di più, le varie stranezze e le svolte repentine di trama sembrano totalmente naturali da parte del lettore che, varcata la soglia del primo volume, si ritroverà dentro un mondo di: [riguardare i tags precedenti]

Il tratto
Colonna sonora:

Sporco quanto le vostre dita dopo essere state a contatto con i bordi delle pagine per più di un quarto d’ora.
Chi conosce l’autore lo sa: il suo disegno è tagliente e nero, sporco ed oscuro, violento e congruente alla trama.
Un’orgia di china e retini in cui chi ne esce vincitore sono i characters dell’opera.
Un alternarsi di bianco e nero che mostra quanto sia vitale non solo lo stile di disegno dell’artista, ma anche il suo uso dell’inchiostro, capace di cambiare completamente l’atmosfera.
Colpisce tosto anche il design dei mostri a cura di Yasushi Nirasawa: creatore di alcune icone magne del manga quali il preside della scuola: Hellvis (puro genio), e la squadra di panda (non fatemi dire altro, che non vorrei rovinarvi nulla).
Hiromoto, purtroppo, o lo si ama o lo si odia.
Io l’ho amato.
E, a distanza di 6 anni, non l’ho ancora tradito.

L’edizione
Colonna sonora:

Star Comics; inizio estate 2004 (sì, l’ho letto con un anno di ritardo); 3,10€…
Non dovete aspettarvi nulla di nulla da questa edizione.
Rilegatura: quasi inesistente, il primo numero s’è alleggerito di 20 pagine – sparse da qualche parte nell’oscurità della mia camera – in un colpo solo.
Stampa: non macchia, ma di più; attenzione a leggere questa serie con la canotta bianca, l’inevitabile patacco nero è in agguato, e non avrà mai pace.
Formato: 13×18, poco più grande del normale.
Carine le paginette di “Monster Design” dedicate a Hiromoto da un affettuoso Nirasawa infilate a fine di ogni volume e carina la grafica del sommario.

La fine (della recensione)
Colonna sonora:

Come detto all’inizio: questa è una recensione che pone le proprie fondamenta nella nostalgia.
“Hells Angels” significa tantissimo per me, non solo per avermi addentrato con forza nel mondo dei manga – all’inizio credevo seriamente fossero tutti così fuori di testa -, ma anche per avermi tenuto compagnia in quel maledetto treno verso Cervia; avermi distratto dalla delusione amorosa imminente; avermi divertito, commosso ed emozionato tutto d’un colpo.
So che, complessivamente, potrebbe essere un manga deludente, caotico, disordinato, insensato o pretenzioso, e molto probabilmente lo è davvero, ma per quel me stesso di 14 anni rimane un capolavoro.
Un capolavoro che m’ha donato tanto e che troverà sempre spazio in un angolo del mio cervello nostalgico.
A chi l’ha già letto non posso consigliare nulla, ma a chi non l’ha ancora fatto gli posso solo dire di dargli un’occhiata senza troppe pretese: cercare di lasciarsi coinvolgere dalle avventure di Rinne Amagane, Stila, Ryu Kuto, Hellvis, 69, Mario e Kiki nella scuola più infernale mai descritta in un manga può essere una cosa parecchio difficile superati i vent’anni.

”Andiamo.”