Non si vede che sei di Napoli

Scrivere un post su Napoli senza cadere nei luoghi comuni è impresa ardua. Canzoni classiche e neomelodiche, immagini oleografiche, che siano gouaches dell’ottocento o reportages giornalistici, romanzi e cronaca hanno inculcato nell’opinione comune una idea della città che non sempre corrisponde alla realtà. Quando vado fuori, in Italia come nel resto d’Europa, la battuta più frequente su di me è “non sembra tu sia napoletano“, cosa che è prontamente smentita da un incorreggibile accento e da una naturale, eccessiva tendenza a socializzare. Vivo in un quartiere collinare che ha poco di napoletano, tant’è che quando ci spostiamo per andare al centro diciamo “vado giunnapoli” come se fosse un’entità diversa. Vivo in un milieu borghese di quelli che nei film non compaiono mai, perché la vita normale delle persone non interessa nessuno, per avere un minimo di considerazione dai media o dal cinema devi avere almeno una storia di droga, di prostituzione, di camorra. Vivo in una città dove i cittadini non si rendono conto del tesoro su cui camminano, anzi se possono danneggiarlo non ci pensano nemmeno un momento e diventa sempre più difficile trovare del bello in un ambiente così fortemente deturpato. Eppure ogni volta che vedo il golfo di Napoli, mi si apre il cuore. Malgrado l’azione deleteria dell’uomo, la natura è stata così benigna da creare un luogo felice che si estende dai Campi Flegrei fino alla costiera amalfitana. Dai primi coloni greci all’ultima amministrazione comunale tutti quelli che hanno governato la città hanno lasciato tracce monumentali, chiese e castelli, musei e metropolitane. Amo la mia città, non riesco a immaginare di vivere in un altro posto. Un po’ meno, anzi molto meno amo i miei concittadini.

Resurrezione (in tutta modestia)

L’ho scoperto qualche tempo fa quando mi hanno chiesto di far parte di questo multiblog:

non sono scomparso.

A volte ho questa sensazione, come in una scena vista un un corto, uno di quei film brevi che qualche anno fa andavano molto di moda. Il protagonista si aggirava per una città deserta come l’ultimo dei sopravvissuti, tutto era fermo, immobile, per scoprire alla fine di essere morto e mentre il resto dell’umanità andava avanti lui era rimasto bloccato in quell’angolo spazio-temporale. Vero è che la curiosità scimmiesca che mi caratterizza mi porta ad abbandonare l’oggetto d’interesse dopo averlo osservato  a lungo ma l’effervescenza della multiproprietà di questo blog ha risvegliato la mia attenzione. Tra interessi diversi, impegni di lavoro e sbandamenti di percorso, la nuova avventura mi affascina. La varietà di collaboratori, di tutte le età e di diversa provenienza, fa sì che non si possa così facilmente classificare questo progetto. Sarà divertente, stimolante, gratificante ma più di tutto lavorerò per rendere ancora più forte e soprattutto “reale” l’amicizia che ci lega.