Chi ha paura di Virginia Woolf?

Albee è uno che si è “arreso” al teatro. Nella nota introduttiva (Chi ha paura di Virginia Woolf? – Edward Albee, Einaudi – Collezione di Teatro 286) è riportato un pezzettino di un’intervista nella quale spiega che aveva deciso di diventare uno scrittore ma gli era andata sempre male. “Figlio d’arte”, il padre era erede di una catena di teatri di rivista, aveva vissuto il teatro come realtà quotidiana. Un’infanzia abbastanza irrequieta quella di Albee. Leggendo “Chi ha paura di Virginia Woolf?” (la sua più celebre commedia) facciamo i conti con la Virginia che è in noi. Perché il titolo non c’entra niente con la scrittrice, ma con i suoi problemi e(s)sistenziali, tanto da diventare il ritornello di una canzoncina dispettosa. (Albee ha letto questa frase sullo specchio di un bar scarabocchiata col sapone). Si arriva nel salotto dei Washington, senza invito, ad assistere ad un siparietto tragicomico tra George e Martha, una coppia di mezza età: Professore di Storia lui, figlia del Preside dell’Università lei. E’ sabato notte e suona al campanello una giovane coppia incontrata ad una festa: Nick Professore di Biologia e Honey sua giovanissima moglie; sono stati invitati per fare un piacere al padre di Martha che si è raccomandato di essere gentili con loro. Ben presto le chiacchiere si trasformano in un grottesco gioco in cui viene trascinato anche il lettore. La rappresentazione teatrale e quella cinematografica sicuramente susciteranno emozioni ancora più vive di quelle “cartacee”; Albee focalizza l’attenzione sui caratteri dei personaggi (estremizzadone le debolezze), ma i luoghi dove si svolgono le vicende sono nitidi come una fotografia su una rivista d’arredamento. Il dramma si divide in tre atti: il primo atto è ingarbugliato, il secondo è allucinante, il terzo amarissimo. Un continuo botta e risposta che ti trascina in un vortice alcolico di angoscia e disperazione. Non c’è solitudine. Martha e George pur facendosi del male possono contare sempre l’uno sull’altra e viceversa (fin quando non si faranno fuori…). Nick e Honey sono l’alter ego giovane della coppia, un destino già segnato il loro. Sembra (quasi) che non ci sia possibilità di redenzione per questi personaggi. «Quando non riesci ad uscire dal tunnel, arredalo!», si dice. Ma quando lo arredi con le illusioni (e quella di George e Martha si chiama Jim), la vita stessa diventa un inferno. Chi ha paura di Virginia Woolf? Io. E tu?

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The Daily Post: Che mondo sarebbe senza Penelope

Non avendo molta ispirazione e non trovando argomenti per il superbloggone, prendo spunto dal post della nostra zia preferita Virginia Woolf, dove parla della nuova idea in casa WordPress: The Daily Post.

Tra le varie idee (tipo scrivere una lettera a se stessi quattordicenni) c’è questa qua: 300 parole per descrivere una persona, un posto o una cosa a cui siamo affezionati.

 

Il resto lo lascio al traduttore, la sfida è scrivere con 300 parole:

«Che mondo sarebbe senza Penelope»

Io odio i cani. Le ultime parole famose. Da più di due anni nel mio cuore c’è Penelope, una grande cana corsa. Conosciuta anche come Porchelope del Corazon Espinado. Abile saltatrice di campi d’erbacce, perfetta attrice quando imita le fusa dei gatti. Buona ciotola. Di sana e fin troppo robusta costituzione. Compagna di trenini di samba. Innamorata non ricambiata. Desidera una capretta per amica, ma s’accontenta di una capra per padrona. Fiutatrice infallibile. Musona bavosa. Assassina di passerotti mai colta sul fatto. Amante delle lunghe passeggiate in libertà. Vanitosa quanto basta. Brontolona.

Un cane.

La mia amica quadrupede. 

Sono 98, le ho contate, con Word, non con il dito. Ne bastava una sola: amica. 

 

Benvenuti a Mesagne

Se per assurdo nella prossima vita mi chiedessero “In quale città vuoi nascere?”, risponderei “Mesagne!”. E non è una risposta scontata io con la mia città, che quando son nata era ancora un paese, c’ho uno di quei rapporti di amor-odio. Però c’ho provato ad andar via una volta, col diploma in tasca, Ferrara m’ha accolta a braccia aperte, ma a me mancava il suono vero delle campane la domenica mattina e alle nove di sera, il basolato scivoloso del centro storico che ha visto alcune delle migliori cadute, le luci accese in pieno giorno, i trattori e i cani che abbaiano dietro i camion dei loro padroni e il profumo di pane al mattino presto. La fiamma del petrolchimico che certe sere è così altra che si vede nitida dalla finestra della mia cucina. Mesagne è una poco ridente cittadinella in provincia di Brindisi, si trova lungo la Via Appia antica, ed è per questo (forse) che uno dei detti che si sentono più spesso quando ci si perde è: “Tutte le strade portano a Roma”. Il nome è tutto un rebus, perché è terra di mezzo, crocevia di culture. A scuola appena impari a leggere e scrivere tra le prime cose che t’insegnano c’è proprio l’evoluzione del nome, ma l’ho rimosso. In realtà sto sviluppando una certa allergia verso la storia di Mesagne perché un gruppo di fanatici vogliono difendere il basolato, i vari siti in cui ci sono tombe messapiche e scavi archeologici e altri beni storici. Mesagne ha il centro storico a forma di cuore, una volta era circondata da mura, e vi si accedeva da 3 porte: Porta Grande, Porta Piccola, Porta Nuova. Molta fantasia i messapi! Di queste 3 solo 2 sono ancora in piedi, e precisamente alla Porta Nuova, ho fatto uno di quegli scivoloni epocali! C’abbiamo un bel po’ di Chiese, quasi tutte dedicate ad una Madonna, io abito vicino MaterDomini (foto). SIamo una Città mariana, la nostra protettrice, la Beata Vergine del Carmelo c’ha salvati da un terremoto nel millesettecentoqualcosa, e si racconta che l’orologio di Piazza IV Novembre s’è unito col campanile della Chiesa Matrice che sta di fronte. Il terremoto è stato il 20 Febbraio, ma la festa patronale è a Luglio. Processioni, luci, noccioline, il concerto del 17 Luglio che chiude i 3 giorni di festeggiamenti. Cantanti riesumati dall’epoca del terremoto. Un anno Rosanna Fratello è caduta, ha annullato il concerto e non è mai più voluta tornare!

Mesagne è terra d’orecchiette al ragù, polpette di carne la domenica, braciole di cavallo, passata di pomodoro fatta in casa, profumo d’uva a settembre.

Mesagne è le sue storie. Come quella della Nunna Leta, una vedova napoletana che non ho mica capito qual’era la sua casa, ogni casa in campagna è la sua! Immaginate i racconti horror a cui noi bambini eravamo sottoposti le calde sere d’estate, quando ci si sedeva fuori con le sedie apribili di legno. Il lupo mannaro che era un uomo con una folta peluria sulle braccia, il Laùro folletto notturno che faceva le trecce ai cavalli e soffocava le nonne nel sonno.

Mesagne è Piazza Orsini, il salotto buono della città, quello dove s’affacciano le viuzze del centro storico, che una volta era off limits. Sì, Mesagne è la culla della SCU. Che c’è stata, c’è ancora secondo altri. Mica diciamo il contrario, è che noi cittadini cerchiamo di rispondere a colpi di legalità ed educazione civica. Voi avrete letto cos’è successo il 19 Maggio, sì Mesagne è la città dov’è nata pure Melissa Bassi. Su questa vicenda però non voglio dire niente. Perché rimane un dolore sordo nel cuore. In quei giorni si sono risvegliate tante paure in noi mesagnesi, uniti come non mai. E poi è la città di Carlo Molfetta, oro olimpico a Londra 2012 per il taekwondo.

Mesagne è rossa! Sì, è una vecchia compagna. Di quelli che si siedono in prima fila e ti raccontano tutte le storie belle.

Mesagne sono le caldarroste delle Nunna Miluccia, il pon pon color porpora di Don Saverio, Mario Capurossa e tutti gli altri personaggi, i salumi di Cazzillo, la mia adorata libreria. E’ l’archivio fotovideografico dei fratelli sordomuti, sicuro sicuro mezzo secolo.

Tante cose le avrò dimenticate come la processione dei misteri il venerdì santo e le addolorate (ora vietate) che s’incontravano all’alba del sabato santo, altre le avrò omesse, però l’invito per venire a Mesagne è valido per tutti. Che ci beviamo un caffè all’ombra del Castello Normanno Svevo, seduti su una panchina della Villa Comunale dove vi potrò raccontare altre storie tra nonni in bici e bambini che si rincorrono felici, nell’unico polmone verde della città.

E poi camminando camminando magari arriviamo pure in campagna, dove si respira l’odore del grano, degli ulivi, della terra…

E’ appena passato un elicottero a bassa quota, li saluto spesso, come quando ero bambina.

Il circolo dei blogger NON scomparsi

C’era una volta Windows Live Spaces, poi tutti furono obbligati a migrare a WordPress. La maggior parte degli spaces, erano gestiti da quella categoria di utenti chiamata “bimbiminkia”, ma ben presto si formò un gruppo digitale di anime pensanti geograficamente dislocato da nord a sud, passando per il centro. Con l’arrivo di Facebook non si sono dispersi, anzi! Il Gruppo è stato utile per tenersi in contatto, e decidere FINALMENTE di creare un blog comune.

Abbiamo tutti il pallino della scrittura, e vogliamo condividere con gli altri quello che ci passa per la testa…

Buona lettura!