Quotidianity – 5

-Mamma mi è caduto l’apparecchio nella tazza.
-Cos. Quale tazza?
-Quella del bagno, mamma.
-No. Noooh.
-Eh.
-Come hai fatto, Lorenzo?
-Eh, stavo facendo la pipì, mica l’ho fatto apposta.
-E l’hai lasciato cadere nel water?
-Sì, cosa potevo fare? Mi è sfuggito.
-Fammi vedere.
-Vieni.
-Dov’è?
-Lì, sotto la carta igienica.
-Non lo vedo.
-È lì, guarda. Qua, vieni, da qui si vede.
-Caaaacchio.
-Mamma, non l’ho fatto apposta.
-Va bene, dai. Ora lo recuperiamo.
-Cosa?
-Prendo i guanti.
-Mamma, io mica lo rimetto.
-Lo laviamo bene, con
-No, io non lo metto! È pieno di pipì!
-Con la varechina si sterilizza!
-Ma che schifo, mamma!
-Guarda che la pipì non è niente. Lo laviamo benissimo.
-Ma è pipì, dai! Che schi-fo!
-Sai quanto ci è costato?
-Quanto?
-Tantissimo.
-Vabbhé, lo pago io uno nuovo.
-Non hai così tanti soldi.
-Prendo quelli del libretto!
-Eehhhh, quelli del libretto.
-No, ma dai mamma! Mi viene il vomito!
-Guarda, ora lo mettiamo sotto l’acqua fredda e poi a mollo nella varechina.
-Dopo li butti i guanti!
-Sshh, che c’è Matteo che dorme.
-Dopo li butti i guanti.
-Certo che li butto.
-Tiro l’acqua?
-Ti è caduto qualcos’altro oltre all’apparecchio?
-No.
-Allora puoi tirare.

Quotidianity – 4

-Lei sa che era tenuto a
-Non me lo dica, non me lo dica nemmeno. Secondo voi non ho fatto compilare il foglio di pernottamento?
-Ce lo dica lei.
-Sicuro che l’ho fatto.
-E allora perché non sapeva della droga?
-Perché la gente mente. Avete mai avuto a che fare con le nuove generazioni? Sono senza controllo, datemi retta, senza controllo.
-Lei ha appena detto una cosa che
-Sono disposto a ripeterlo sotto giuramento se serve, ho anche una copia del documento, so quel che dico. Non mi sognerei mai di mentirvi.
-Va bene così. Dopo le chiederemo di farci vedere il foglio.
-Assolutamente.
-Quindi lei non sapeva nulla?
-Nulla di nulla, non me lo sarei mai immaginato.
-E loro non avevano dichiarato il possesso di sostanze illegali?
-No, non l’hanno dichiarato, solo dio sa per quale motivo.
-Mh.
-Voi non mi credete.
-Saremo sinceri, signor Perulli, è la prima volta che sentiamo una cosa del genere. Siamo in servizio da molti, molti, anni ed è la prima volta che degli studenti hanno mentito di loro spontanea volontà.
-Sentite: tengo dietro a questo ostello da quando mio padre è morto, circa ventidue anni fa, e posso dire la stessa cosa. Prima volta. Potete immaginare la mia reazione quando
-Certo, signor Perulli, certo.
-Mi sono spaventato.
-Lo capiamo.
-Insomma: voi come avreste reagito? È facile giudicare a fatti avvenuti, ma… Io non sono un agente, capite? Cosa potevo fare?
-Noi vorremmo solo accertarci che sia andato tutto come ha dichiarato ieri sera.
-Signori: il mio ragazzo è rimasto ferito, attaccato da quei mostri, e voi dubitate di me? È questo che state facendo?
-Stiamo facendo il nostro lavoro.
-Il vostro lavoro è quello di difenderci! Non quello di tormentarci!
-Vogliamo solo capire come prevedere altri
-No no no, voi pensate che io stia
-Ci lasci finire: non vogliamo che in futuro riaccada qualcosa del genere. Chiaro? È per questo che la stiamo interrogando. Abbiamo bisogno di alcuni dettagli che i nostri colleghi hanno trascurato nel verbale di ieri. In modo di evitare un altro episodio del genere.
-Allora mi state davvero interrogando! Ma stiamo scherzando?!

Chi ha paura di Virginia Woolf?

Albee è uno che si è “arreso” al teatro. Nella nota introduttiva (Chi ha paura di Virginia Woolf? – Edward Albee, Einaudi – Collezione di Teatro 286) è riportato un pezzettino di un’intervista nella quale spiega che aveva deciso di diventare uno scrittore ma gli era andata sempre male. “Figlio d’arte”, il padre era erede di una catena di teatri di rivista, aveva vissuto il teatro come realtà quotidiana. Un’infanzia abbastanza irrequieta quella di Albee. Leggendo “Chi ha paura di Virginia Woolf?” (la sua più celebre commedia) facciamo i conti con la Virginia che è in noi. Perché il titolo non c’entra niente con la scrittrice, ma con i suoi problemi e(s)sistenziali, tanto da diventare il ritornello di una canzoncina dispettosa. (Albee ha letto questa frase sullo specchio di un bar scarabocchiata col sapone). Si arriva nel salotto dei Washington, senza invito, ad assistere ad un siparietto tragicomico tra George e Martha, una coppia di mezza età: Professore di Storia lui, figlia del Preside dell’Università lei. E’ sabato notte e suona al campanello una giovane coppia incontrata ad una festa: Nick Professore di Biologia e Honey sua giovanissima moglie; sono stati invitati per fare un piacere al padre di Martha che si è raccomandato di essere gentili con loro. Ben presto le chiacchiere si trasformano in un grottesco gioco in cui viene trascinato anche il lettore. La rappresentazione teatrale e quella cinematografica sicuramente susciteranno emozioni ancora più vive di quelle “cartacee”; Albee focalizza l’attenzione sui caratteri dei personaggi (estremizzadone le debolezze), ma i luoghi dove si svolgono le vicende sono nitidi come una fotografia su una rivista d’arredamento. Il dramma si divide in tre atti: il primo atto è ingarbugliato, il secondo è allucinante, il terzo amarissimo. Un continuo botta e risposta che ti trascina in un vortice alcolico di angoscia e disperazione. Non c’è solitudine. Martha e George pur facendosi del male possono contare sempre l’uno sull’altra e viceversa (fin quando non si faranno fuori…). Nick e Honey sono l’alter ego giovane della coppia, un destino già segnato il loro. Sembra (quasi) che non ci sia possibilità di redenzione per questi personaggi. «Quando non riesci ad uscire dal tunnel, arredalo!», si dice. Ma quando lo arredi con le illusioni (e quella di George e Martha si chiama Jim), la vita stessa diventa un inferno. Chi ha paura di Virginia Woolf? Io. E tu?

Quotidianity – 3

-Ma che gentilina hai comprato?
-Era bella al super.
-È tutta moscia, guarda.
-Si è appassita stanotte a stare fuori.
-Ma questa era già brutta da prima.
-Sì, non era bellissima.
-Vabbhé. Ne vuoi un po’ Giacomo?
-No, grazie. Comunque vi stavo dicendo
-Sì.
-Avete presente Luca Toffredo?
-Era in classe con te?
-Sì. Ha trovato da lavorare subito.
-Dove?
-In una fabbrica che fa automobili. Ma automobili serie, eh?
-È stato bravo.
-Sì. Pensa che è così bravo che gliele fanno provare! Mica come quelli lì della Prafec. Che stronzi.
-Come gliele fanno provare?
-Sì! Gli fanno provare le macchine! Se vanno bene. Ma stiamo parlando di macchine con 600 cavalli, eh? Delle Audi, delle Jaguar. Mica delle stronzatine, eh? Ha detto che corre su un circuito e fa le derapate, ahahah!
-Ma quanti anni ha Luca?
-19, come me.
-E gli fanno provare le macchine?
-Sì! Lo giuro!
-E se le segna?
-Ah! Ha detto che con una Mercedes gli è capitato di segnarla sul muso. Un ammaccotto.
-E dopo?
-Non gli hanno fatto nulla, ahah.
— pausa breve —
-A me sembra una stronzata.
-Come?
-Dai, è una stronzata che ti ha raccontato.
-Guarda che è vero.
-E secondo te al primo coglione che viene a lavorare in una fabbrica gli fanno provare le macchine? Poi, come se da noi ci fossero delle fabbriche che costruiscono per intero le macchine di marche diverse.
-Sì, me l’ha detto lui.
-Ma è una stronzata! Un neo patentato con una macchina da 600 cavalli?!
-Ma che cazzo ne sai tu che sei solo un povero sfigato?
-Mavaffanculo.
-Sei solo un povero sfigato che al massimo ha guidato una panda! Che cazzo ne vuoi sapere?!
-E tu che cazzo hai guidato più di una panda?
-La polo di Luke.
-Luke chi è? Sempre la sagoma a cui fanno provare le macchinone?
-Ma lo vedi che sei uno sfigato del cazzo? Fallito!
-Ragazzi, la piantate?
-È lui che rompe i coglioni! Che ve lo dico subito, se continua così lo ammazzo.
-Ammazzami.
-Guarda che non scherzo, io ti ammazzo.
-Dai, ammazzami, dai.
-Mi stai facendo incazzare. Ti avverto. Mi stai facendo incazzare.
-Carlo, dì qualcosa.
-Ragazzi state calmi.
-Se mi vuole ammazzare che lo faccia.
-Devi portarmi rispetto, hai capito? Hai capito che devi portarmi rispetto? Sei solo una merda tu, non capisci un cazzo.
-E tu che sei? Che ti licenzi dopo un mese solo perché non riesci a stare in piedi.
-Dì un’altra parola e ti ammazzo.
-Sei un pezzo di merd…
-GIACOMO!

[Guida alla lettura:
M, P, M, P, M, P, M, F2, M, F2, M, F2, M, F2, P, F2, P, F2, M, F2, P, F2, M, F2, P, F2
— pausa breve —
F1, F2, F1, F2, F1, F2, F1, F2, F1, F2, F1, F2, F1, F2, M, F2, F1, F2, F1, F2, M, P, F1, F2, F1, F2, F1, M

M: madre
P: padre
F1: figlio maggiore
F2: figlio minore]

Quotidianity – 2

-Il dottore ha detto dove ha intenzione di attraccare?
-No, capitano.
-Sto per perdere la pazienza. Fagli sapere che senza un punto esatto dove attraccare io mi fermo qui. Non mi muovo oltre.
-Sì, capitano.

-Allora?
-Ha detto che l’Egitto andrà benone.
-Egitto?!
-Sì.
-Ma siamo sulla rotta indiana!
-Credo che abbia cambiato idea.
-Non è possibile. Non è possibile. Siamo in viaggio da due settimane. Non è possibile.
-Ha detto che l’Egitto potrebbe dargli il tipo di avventura che sta cercando.
-Non ci siamo capiti. Non ci siamo proprio capiti. L’avventura gliela do io. Portamelo qui, voglio parlarci di persona.
-Al momento è occupato.
-Se non corre subito qui, in questa dannata stanza, a chiarirmi le idee darò l’ordine di buttarlo in mare. Ora.
-È impegnato in un lavaggio intestinale. Per questo non si può spostare dalla sua camera.
-Un lavaggio intestinale?! Roba da matti. Un lavaggio intestinale… Un lavaggio intestinale?
-Cosa faccio?
-Tra due ore. Qui. Due ore e un minuto e saremo dirotti verso casa. Diglielo. Un minuto di ritardo e torniamo a casa.
-Sì.

-Ho sentito che mi ha fatto chiamare.
-Oh, dottore dottore! È stranamente in anticipo.
-Cos’è questa storia che vuole tornare indietro? Non la sto forse pagando abbast
-Non sono i soldi a preoccuparmi. Ma la meta. La meta. Siamo in viaggio da 15 giorni, vuole decidersi a darci una meta esatta? Una meta.
-Gliel’ho fatta sapere, no? Non gliel’ho forse fatta sapere?
-Quindi?!
-L’Egitto.
-Ma… Ma… È forse fuori di testa?
-Non capisco cosa ci sia che non
-L’Egitto? Ma dice sul serio?
-Certo.
-Non eravamo d’accordo per lo Sri Lanka o sbaglio?
-Sri Lanka?
-Esattamente, lo Sri Lanka.
-Ci dev’essere stato un fraintendimento.
-Non c’è stato nessun fraintendimento! Mi sta prendendo in giro?
-Ehrr.
-Mi sta prendendo in giro? Senta, questa è la MIA barca. Quello lì fuori è il MIO equipaggio. Le consiglio di andarci cauto, perché sta scherzando col fuoco.
-Non la sto prendendo in giro.
-Noi siamo diretti verso lo Sri Lanka, avevo bisogno di un punto in cui ormeggiare. È un isola grandina, lo sa? Lo sa che lo Sri Lanka è un’isola?
-C-certo che lo so.
-Quindi cos’è questa storia dell’Egitto?
-Ho cambiato idea.
-Ha cambiato idea? Ora?
-S-sì. Ora.
-Perché? Cosa deve andarci a fare in Egitto?
-Io. Io devo. Sono alla ricerca dell’avventura.
-L’avventura?
-E-esatto. L’avventura.
-In Egitto?
-Sì.
-E perché non più in Sri Lanka?
-Ho cambiato idea.
-Mi dica una cosa, dottore.
-Sì.
-Mi dica: ma lei è veramente un dottore?
-Ehrr.
-Lei è veramente un dottore?
-Ehk.
-Mi dica, dottore. Quando vedremo i nostri soldi?