Quando niente sarà mai stato

(Continua dall’articolo Il romanzo e la fine della materia di Massimiliano Parente, su Le Scienze del maggio 2013)


Vorrei concludere questa riflessione sulla letteratura, la vita e l’entropia citando un artista italiano, Gino De Dominicis. Nel 1970  De Dominicis pubblica un testo intitolato Lettera sull’immortalità del corpo, nel quale chiama esplicitamente in causa proprio l’arte, la scienza e il dramma delle cose destinate a finire nel proprio disfacimento definitivo. È una lettera bellissima e lucidissima, e parla implicitamente dell’evoluzione, della provvisorietà materiale, quantistica, assoluta delle cose, dell’inconsistenza effettiva di qualsiasi organismo pensante di fronte al caos della materia.
Dopo aver auspicato che tutte le risorse economiche del mondo vadano alla ricerca scientifica per cercare di raggiungere l’immortalità, De Dominicis dice: «Un bicchiere, un uomo, una gallina non sono veramente un bicchiere, un uomo, una gallina, ma solo la verifica della possibilità di esistenza di un bicchiere, di un uomo, di una gallina. Per esistere veramente le cose dovrebbero essere eterne, immortali».
È una delle cose più commoventi e più strazianti che si possano immaginare, la fine di tutto, che per la scienza è la cosiddetta morte termica dell’universo. Eppure siamo abituati a pensare al futuro prossimo, quando non ci saremo più. Capita di immaginare che cosa accadrà dopo la nostra morte tra cento, duecento, anche mille anni, perché è un tempo alla portata del nostro pensiero. Ma non immaginiamo mai che cosa accadrà fra uno, due, mille miliardi di anni.
Oggi sappiamo che le cose eterne non lo sarebbero mai, in nessun caso, neppure se dovessimo vivere mille miliardi di anni: la materia non lo permetterebbe. Qualsiasi grandezza raggiunta dal nostro pensiero, da Galileo a Einstein, da Shakespeare a Proust, qualsiasi grandezza raggiunta da qualsiasi civiltà nell’universo, prima o poi finirà nel nulla. Ci sarà un giorno, che non sarà un giorno per nessuno, in nessun luogo dello spazio, in cui niente sarà mai stato. Tutto ciò è incredibilmente meraviglioso, infinitamente commovente e anche profondamente terrificante.

Chaos of 2012 by Zack Bush

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