Crepacuore

Sono Antoine Kaugters Anderson, e sono un uomo distrutto. La parte migliore di me se n’è andata per sempre, ha avuto un rigetto da quello che rimane. Quello che rimane sono io, Antoine K. Anderson, l’infame. Da come sto parlando, pensereste sia un inizio drammaturgico, la stasi di un personaggio maledetto e tormentato, spesso anche alcolizzato. Bè, è un buon punto di partenza in realtà. Da ultimo della feccia ti liberi di torno quelli che non avrebbero capito, ma che proprio neanche ci avrebbero tentato. Peccato, però. Niente ti dice che quegli altri non fossero i più interessanti. Se poi ti capiscono è probabile che siano come te. Dei malridotti. Della ossa spolpate. E invece sono delle persone cattive. Nella linguaggio loro vuol dire che sono persone complicate. Gente che ha perso la propria identità e che viene turbata da acque nascoste. Una vita discorde fra aspirazioni di grandezza, o anche di normalità e un presente di ripudi e traumi.
Io sono uno di quelli col cuore spezzato. Capita. Non amo il metal, ma so che è pieno di ballad su amori infelici. Metafore di fiori che stanno appassendo o di destini separati. Mi è toccato di consolare un amico reduce da una delusione. E confidandosi mi fa di essersi ascoltato Rape me di Nirvana per ore con le cuffie. È un’uscita troppo deprimente perché me la tenessi per me, così glielo dissi alla ragazza che l’aveva conciato in quel modo. Immagino fosse sotto sotto quello che volesse. Il mio amico aveva drammatizzato apposta: gli adolescenti sono dei locomotori di empatia, ne fanno e la suscitano, se la passano continuamente e fanno baccano per attirarla come fanno con la mosca cieca.
E comunque non è il cuore a spezzarsi. Non è erogeno, pompa solo sangue. Il sangue può andare dove vuole, va alla testa o al pene, sono affari suoi. Il cuore fa le consegne e basta, non le discute. È lo spirito. E dire spirito va bene, perché non è definibile.
Ho lo spirito rotto. Vuoi chiedermi come sta la mia ex? Vuoi gettare sale sul taglio? Sul suo o sul mio? L’investimento affettivo è un azzardo come tentare di evitare un investimento vero. Corpi che si scontrano, uno ci lascia le penne, l’altro valuta l’ammaccatura. A un centauro conosciuto durante il mio periodo in Croce Rossa è andata proprio così. Diceva che andava tutto bene, gli faceva un po’ male a partire da sotto il ginocchio. Lui non riusciva a vederlo, ma quello era tre metri più indietro. Se ci perdi una gamba o due va bene le riattacchi; sto parlando di spirito. Ma il dolore resta. Il dolore è un sintomo. È un modo come un altro di capire che qualcosa è profondamente sbagliato. Non dico ingiusto, ma puoi dire che la legge di gravità è ingiusta? È il mondo e tu insieme che scrivete il copione e recitate assieme. Entrambi attori e registri. Il mondo può importi il suo inquinamento, le sue fiction televisive e le lunghe file chilometriche per salire su attrazioni da cinque minuti scarsi; tu stabilisci la presenza della tua persona, un altro tipo con cui fare i conti.
Facciamone una lotteria: Struggle for win. Lotta per vincere. Lotteria verrà da lotto, sarebbe più curioso se piuttosto derivasse da lotta. È profondamente casuale e incerta persino l’ora a cui di solito evacuo, lo è ogni scontro per quanto possa essere predeterminato. Gli aneurismi congeniti del gorilla sono l’arma segreta delle mezze calzette. Quindi è il caso. Sebbene non sia equiprobabile ho la mia chance, i miei biglietti da grattare.
Io ho finito i soldi per altri biglietti. Forse l’ultimo che avrei preso mi avrebbe fruttato una fortuna, e questa è la logica della sconfitta. Pesa più l’azzardo che la competizione, mi sono usato denti e unghie in lotte al coltello prima che potessi capire che non sono circondato da nemici. Non ero costretto, prima di tutto…
No, non ci sto riuscendo. Non farò mai da voce autentica a questa massa d’imbelli. Dire che la vita sia un mosaico da costruire o un cuore in frantumi è fare una dicotomia oscillante fra pessimismo e ottimismo. La verità è che siamo solo ferite sanguinanti. I pensieri del mondo ci attraversano come vento, facendoci rabbrividire col suo bruciore cauterizzante. Ora siamo croste spesse e tessuti cicatriziali, sempre più insensibili e ugualmente fragili. Carne trita di ex-irriducibili.

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