Recensione fumettistica: Hells Angels


Vi sto per parlare di: “Hells Angels”
Autore: Sin-ichi Hiromoto
Casa editrice: Star Comics

Introduzione
Colonna sonora:

Più o meno 7 anni fa, in un affollato treno verso Cervia, a fianco di una signora di mezza età che mi guardava con fare materno, mi leggevo “Hells Angels” con gli occhi di un ragazzo pronto a sfogliare il suo secondo manga della vita.
Chiarisco subito: per me quest’opera di Sin-ichi Hiromoto ha un significato che va oltre alla qualità della storia e del tratto.
Un significato impregnato di nostalgia per i tempi in cui i miei gusti variavano dalle testate Disney a Rat Man, per i tempi in cui non sapevo ancora leggere le vignette da destra a sinistra – impresa che mi richiese più impegno di quanto potreste mai immaginare -; tempi duri, di crisi ormonali e… sto divagando.
Comunque le avventure di Rinne, protagonista del manga che andrò a presentarvi, mi accompagnarono per tutta l’estate del 2005 e tutt’ora, sorprendentemente, riesco a ricordarmi in modo cristallino la trama.
Perché “sorprendentemente”?
Perché è dall’estate del 2005 che non riprendo in mano quella trilogia cartacea lugubre e fuori di testa che segnò la mia concezione infantile dei manga.
Questi tre albi da 3.10€ l’uno sferrarono un cazzotto in pieno volto al me stesso quattordicenne, gridandogli: ”I tuoi topi e paperi antropomorfi ce lo sucano!”
Insomma: uno a zero per Hiromoto.
Palla al centro.

La storia
Colonna sonora:

Avrete, certamente, capito che questa non è una recensione qualsiasi, ma una recensione all’insegna dei ricordi con una tendenza all’originalità nella forma sintattica; proprio per questo cercherò di raccontarvi della trama di questo manga con delle tags (parole chiave), in modo da farvi un’idea di cosa contiene l’opera in questione.
Iniziamo:
Morte; scuola infernale; Tim Burton impasticcato; Yin e Yang; Hellvis (Presley); sport scolastici vari; shonen; un diploma per tornare in vita; tette in buona dose; Dio; altra pasticca per Tim Burton; bullismo; la Bibbia; personaggi nuovi ad ogni pagina; un po’ di shojo; combattimenti divini; fratricidio; il basket della vita; mostri a chili; colpi di scena; seinen; cattivi variabili; metafore colte; croci; il valore dell’amicizia; finalone.

Ora: dandoci un’occhiata potrete capire che “Hells Angels” contiene di tutto e di più. È un concentrato di eventi, di immagini e di personaggi. Un turbinio trascinante; un agglomerato di idee che non ti dà la minima sensazione di poter capire dove si andrà a finire.
Hiromoto ti prende per mano e ti spara un calcio nel culo mostrandoti il medio. Lo sento ancora urlarmi “Prova a capire che direzione prenderò nelle prossime 4 pagine. Prova! Tanto sbaglierai.
L’essenza dell’autore stesso è stampata sulla carta, e lascia il segno, oh se lo lascia: mi sono rimasti i polpastrelli neri per due settimane. Ma di questo ne parlerò più avanti.
Insomma: l’affezionatissimo Sin-ichi racconta un susseguirsi di eventi straordinari, emozionanti e magistralmente narrati, riuscendo comunque a dare un tocco personalissimo al complesso.
Data la natura del manga, per di più, le varie stranezze e le svolte repentine di trama sembrano totalmente naturali da parte del lettore che, varcata la soglia del primo volume, si ritroverà dentro un mondo di: [riguardare i tags precedenti]

Il tratto
Colonna sonora:

Sporco quanto le vostre dita dopo essere state a contatto con i bordi delle pagine per più di un quarto d’ora.
Chi conosce l’autore lo sa: il suo disegno è tagliente e nero, sporco ed oscuro, violento e congruente alla trama.
Un’orgia di china e retini in cui chi ne esce vincitore sono i characters dell’opera.
Un alternarsi di bianco e nero che mostra quanto sia vitale non solo lo stile di disegno dell’artista, ma anche il suo uso dell’inchiostro, capace di cambiare completamente l’atmosfera.
Colpisce tosto anche il design dei mostri a cura di Yasushi Nirasawa: creatore di alcune icone magne del manga quali il preside della scuola: Hellvis (puro genio), e la squadra di panda (non fatemi dire altro, che non vorrei rovinarvi nulla).
Hiromoto, purtroppo, o lo si ama o lo si odia.
Io l’ho amato.
E, a distanza di 6 anni, non l’ho ancora tradito.

L’edizione
Colonna sonora:

Star Comics; inizio estate 2004 (sì, l’ho letto con un anno di ritardo); 3,10€…
Non dovete aspettarvi nulla di nulla da questa edizione.
Rilegatura: quasi inesistente, il primo numero s’è alleggerito di 20 pagine – sparse da qualche parte nell’oscurità della mia camera – in un colpo solo.
Stampa: non macchia, ma di più; attenzione a leggere questa serie con la canotta bianca, l’inevitabile patacco nero è in agguato, e non avrà mai pace.
Formato: 13×18, poco più grande del normale.
Carine le paginette di “Monster Design” dedicate a Hiromoto da un affettuoso Nirasawa infilate a fine di ogni volume e carina la grafica del sommario.

La fine (della recensione)
Colonna sonora:

Come detto all’inizio: questa è una recensione che pone le proprie fondamenta nella nostalgia.
“Hells Angels” significa tantissimo per me, non solo per avermi addentrato con forza nel mondo dei manga – all’inizio credevo seriamente fossero tutti così fuori di testa -, ma anche per avermi tenuto compagnia in quel maledetto treno verso Cervia; avermi distratto dalla delusione amorosa imminente; avermi divertito, commosso ed emozionato tutto d’un colpo.
So che, complessivamente, potrebbe essere un manga deludente, caotico, disordinato, insensato o pretenzioso, e molto probabilmente lo è davvero, ma per quel me stesso di 14 anni rimane un capolavoro.
Un capolavoro che m’ha donato tanto e che troverà sempre spazio in un angolo del mio cervello nostalgico.
A chi l’ha già letto non posso consigliare nulla, ma a chi non l’ha ancora fatto gli posso solo dire di dargli un’occhiata senza troppe pretese: cercare di lasciarsi coinvolgere dalle avventure di Rinne Amagane, Stila, Ryu Kuto, Hellvis, 69, Mario e Kiki nella scuola più infernale mai descritta in un manga può essere una cosa parecchio difficile superati i vent’anni.

”Andiamo.”

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