Benvenuti a Mesagne

Se per assurdo nella prossima vita mi chiedessero “In quale città vuoi nascere?”, risponderei “Mesagne!”. E non è una risposta scontata io con la mia città, che quando son nata era ancora un paese, c’ho uno di quei rapporti di amor-odio. Però c’ho provato ad andar via una volta, col diploma in tasca, Ferrara m’ha accolta a braccia aperte, ma a me mancava il suono vero delle campane la domenica mattina e alle nove di sera, il basolato scivoloso del centro storico che ha visto alcune delle migliori cadute, le luci accese in pieno giorno, i trattori e i cani che abbaiano dietro i camion dei loro padroni e il profumo di pane al mattino presto. La fiamma del petrolchimico che certe sere è così altra che si vede nitida dalla finestra della mia cucina. Mesagne è una poco ridente cittadinella in provincia di Brindisi, si trova lungo la Via Appia antica, ed è per questo (forse) che uno dei detti che si sentono più spesso quando ci si perde è: “Tutte le strade portano a Roma”. Il nome è tutto un rebus, perché è terra di mezzo, crocevia di culture. A scuola appena impari a leggere e scrivere tra le prime cose che t’insegnano c’è proprio l’evoluzione del nome, ma l’ho rimosso. In realtà sto sviluppando una certa allergia verso la storia di Mesagne perché un gruppo di fanatici vogliono difendere il basolato, i vari siti in cui ci sono tombe messapiche e scavi archeologici e altri beni storici. Mesagne ha il centro storico a forma di cuore, una volta era circondata da mura, e vi si accedeva da 3 porte: Porta Grande, Porta Piccola, Porta Nuova. Molta fantasia i messapi! Di queste 3 solo 2 sono ancora in piedi, e precisamente alla Porta Nuova, ho fatto uno di quegli scivoloni epocali! C’abbiamo un bel po’ di Chiese, quasi tutte dedicate ad una Madonna, io abito vicino MaterDomini (foto). SIamo una Città mariana, la nostra protettrice, la Beata Vergine del Carmelo c’ha salvati da un terremoto nel millesettecentoqualcosa, e si racconta che l’orologio di Piazza IV Novembre s’è unito col campanile della Chiesa Matrice che sta di fronte. Il terremoto è stato il 20 Febbraio, ma la festa patronale è a Luglio. Processioni, luci, noccioline, il concerto del 17 Luglio che chiude i 3 giorni di festeggiamenti. Cantanti riesumati dall’epoca del terremoto. Un anno Rosanna Fratello è caduta, ha annullato il concerto e non è mai più voluta tornare!

Mesagne è terra d’orecchiette al ragù, polpette di carne la domenica, braciole di cavallo, passata di pomodoro fatta in casa, profumo d’uva a settembre.

Mesagne è le sue storie. Come quella della Nunna Leta, una vedova napoletana che non ho mica capito qual’era la sua casa, ogni casa in campagna è la sua! Immaginate i racconti horror a cui noi bambini eravamo sottoposti le calde sere d’estate, quando ci si sedeva fuori con le sedie apribili di legno. Il lupo mannaro che era un uomo con una folta peluria sulle braccia, il Laùro folletto notturno che faceva le trecce ai cavalli e soffocava le nonne nel sonno.

Mesagne è Piazza Orsini, il salotto buono della città, quello dove s’affacciano le viuzze del centro storico, che una volta era off limits. Sì, Mesagne è la culla della SCU. Che c’è stata, c’è ancora secondo altri. Mica diciamo il contrario, è che noi cittadini cerchiamo di rispondere a colpi di legalità ed educazione civica. Voi avrete letto cos’è successo il 19 Maggio, sì Mesagne è la città dov’è nata pure Melissa Bassi. Su questa vicenda però non voglio dire niente. Perché rimane un dolore sordo nel cuore. In quei giorni si sono risvegliate tante paure in noi mesagnesi, uniti come non mai. E poi è la città di Carlo Molfetta, oro olimpico a Londra 2012 per il taekwondo.

Mesagne è rossa! Sì, è una vecchia compagna. Di quelli che si siedono in prima fila e ti raccontano tutte le storie belle.

Mesagne sono le caldarroste delle Nunna Miluccia, il pon pon color porpora di Don Saverio, Mario Capurossa e tutti gli altri personaggi, i salumi di Cazzillo, la mia adorata libreria. E’ l’archivio fotovideografico dei fratelli sordomuti, sicuro sicuro mezzo secolo.

Tante cose le avrò dimenticate come la processione dei misteri il venerdì santo e le addolorate (ora vietate) che s’incontravano all’alba del sabato santo, altre le avrò omesse, però l’invito per venire a Mesagne è valido per tutti. Che ci beviamo un caffè all’ombra del Castello Normanno Svevo, seduti su una panchina della Villa Comunale dove vi potrò raccontare altre storie tra nonni in bici e bambini che si rincorrono felici, nell’unico polmone verde della città.

E poi camminando camminando magari arriviamo pure in campagna, dove si respira l’odore del grano, degli ulivi, della terra…

E’ appena passato un elicottero a bassa quota, li saluto spesso, come quando ero bambina.

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9 thoughts on “Benvenuti a Mesagne

  1. Che bella Mesagne e grazie per avermi accompagnato fino alla campagna che anche a me manca davvero tanto! ti prometto che prima o poi ci torno perchè Mesagne mi è piaciuta davvero tanto!

  2. wow, Flavia, che bella descrizione. Pensa che questa estate ho poi scoperto che facevano anche a Mesagne un campo della legalità. Magari sarà la prossima tappa, e magari successiva a un buon caffè …anche se preferirei le varie cibarie tipiche! :-p

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