Alcamo: usanze e scostumanze

Ebbene sì, questo post è dedicato ad una cittadina siciliana perché, se come diceva qualcuno “Casa è dove si appende il cappello” per me il pensiero di casa porta sempre e solo ad ALCAMO.

Bhe, leviamoci subito il dente e diciamo chiaramente che Alcamo è il tempio dell’abusivismo edilizio, il paradiso dei cementificatori. Una urbanizzazione dissennata e priva di controllo ha portato alla nascita di un centro abitato privo di spazi verdi con alberi e piantine asfittiche confinate in striminzite aiuole ai bordi delle strade o davanti alle scuole. Neanche un bellissimo litorale è stato risparmiato: sei chilometri di finissima sabbia bianca, dune e boschetti di pini marittimi sono stati spazzati via. La spiaggia si è ridotta ad una sottile striscia che si contende lo spazio con la ferrovia e palazzoni costruiti molto, troppo vicini al mare.

Questa politica di incuria e degrado che andò avanti dagli anni ’60 fino ai primi anni ‘90 aveva reso Alcamo una città povera di coscienza e idee. Poi qualcosa improvvisamente cambia con l’elezione di un Sindaco “illuminato”, un medico, non un politico di professione che stravolse in pochi anni la città e la mentalità dei suoi abitanti. Venne riqualificato il centro storico, ristrutturati i principali monumenti, riaperto il teatro e il centro espositivo-culturale. Una vera rivoluzione se si considera che Alcamo era appena uscita da una delle più efferate guerre di mafia che aveva imbrattato di sangue anche il granito della piazza principale.  Da quel momento, Alcamo abbandonò la sua anima democristiana per svoltare a sinistra, caratteristica non banale in una regione che di solito è schierata da tutt’altra parte. Quel fervore oggi si è decisamente attenuato e la città è sempre una roccaforte del PD, ma di quella parte più attenta al centro che alla sinistra.

Fare una passeggiata lungo Corso 6 Aprile (in alcamese, farsi una “cassariata”) significa attraversare tutta la città e apprezzare un tripudio di chiese e palazzi barocchi, eredità del periodo migliore e di massimo benessere di una città in grado, in passato, di attirare per i suoi fiorenti mercati uomini e donne da tutta Europa. Cognomi molto comuni come Tedesco, Milano, Lombardo, Pisano, Provenzano sono la testimonianza di una emigrazione al contrario. Quell’emigrazione che oggi spinge a lasciare la città i suoi figli migliori (sic!). Rimarreste senza dubbio abbagliati dalla bellezza della Basilica di Santa Maria Assunta con la sua cupola ritenuta tra le più belle d’Italia, le immense colonne di marmo rosso ed un portale opera di un allievo di Michelangelo. Le volte sono state affrescate da un pittore fiammingo che per l’occasione portò dal Belgio un’intera corte di modelli. Non è quindi sorprendente che la Madonna e i santi abbiano tratti tipicamente nord europei inclusa la carnagione candida e i capelli biondi che dalle mie parti sono una rarità.

La religiosità è un aspetto fondamentale sebbene la gente sia ben lontana dall’essere bigotta. La vita sociale e religiosa si intrecciano dando origine ad un calendario di eventi in cui autorità civili ed ecclesiastiche trovano modo di apparire fianco a fianco nella loro pressoché totale concordia. La settimana che tutti aspettano è senza dubbio quella della “Festa di la Maronna” in onore della patrona, Maria Santissima dei Miracoli. Degni di essere menzionati sono i giochi pirotecnici (“lu iocu ri focu”) con cui si conclude la festa: il crescendo di botti ed esplosioni di luce è definito dagli alcamesi “batteria ranni” (batteria grande); se lo spettacolo è gradito dai cittadini partono immediati i complimenti al sindaco con la tipica esclamazione “e bravu lu Sinnacu!”, in caso contrario la condanna è immediata e crudele “st’annu fu scarsu lu Sinnacu!”.

Sono poi importanti anche le celebrazioni della Pasqua con la processione del venerdì santo: la statua della Madonna Addolorata segue la bara del Cristo morto seguita dai fedeli con la bambine vestita da samaritane e i bambini da angeli. La notte di Pasqua, al canto del Gloria la statua del risorto salta fuori dall’altare maggiore della basilica spinto da uno strano congegno del XVII secolo.

Se si parla di economia è tutto un fiorire di lamentele e banalità ( “si stava meglio quando si stava peggio” è la mia preferita) eppure, al netto della crisi, abiti firmati e macchinoni che sfrecciano fra le strettissime strade del centro sono più che comuni. C’è tutta una classe borghese che non se la passa male: proprietari terrieri (la produzione del vino Alcamo DOC è la principale attività della città), piccoli e grandi imprenditori nel campo del turismo, commercio di marmo e legnami.

La mia città è indissolubilmente legata al nome di Cielo d’Alcamo, poeta del duecento ed autore di uno dei primi componimenti in lingua volgare, membro della famosa scuola siciliana di Federico II. Poi letterati ed artisti ma non di primissimo piano, qualche eroe risorgimentale e poco più.

Lo sport ha sempre dato grandi soddisfazioni ed in particolare la squadra di basket femminile e di pallamano maschile, entrambe in Serie A mentre la gloriosa squadra di calcio, con un passato in C1, si ritrova adesso nell’umiliante campionato regionale di eccellenza.

Ma in assoluto, lo sport in cui gli alcamesi eccellono è il “curtigghio”. Doverosa spiegazione, curtigghio vuol dire cortile, inteso come luogo di incontro dove darsi al pettegolezzo sfrenato. Il paese è piccolo e la gente mormora, parla non riesce a trattenersi. Non c’è nulla che una brava comare non sappia. Entrare in casa di una qualsiasi nonna alcamese equivale ad un aggiornamento rapido e spietato sugli affari altrui. La comunicazione wireless è nata ad Alcamo parecchi anni fa quando nei vicoli del centro le signore si scambiavano le ultime notizie affacciate a balconi talmente vicini che puoi stringere la mano al tuo dirimpettaio. Essere svegliato alle 8 di domenica mattina a causa delle futili ciance delle vicine è un’esperienza che quasi tutti gli adolescenti alcamesi hanno provato.

I passatempi dei più giovani sono fortunatamente meno malsani degli adulti. Si limitano infatti a presidiare il centro storico e soprattutto “la Piazza” dove si trovano i locali più fighetti (almeno lo erano prima che mi trasferissi) e si può fumare e tracannare birra in libertà. Non esistono dei veri centri di aggregazione per i giovani se si escludono le realtà parrocchiali e forse qualche movimento politico che solo negli ultimi mesi cerca di coinvolgere chi ha meno di 50 anni nella gestione della città. Le cose migliorano di molto in estate quando locali all’aperto e discoteche sulla spiaggia rendono le serate meno monotone.

Ho scritto forse troppo, eppure avrei ancora moltissimo da descrivere. Luoghi, eventi, persone e stranissime tradizioni. Magari ci sarà spazio per tutto questo in futuro. Non sono sicuro di aver reso giustizia all’immagine della mia città o se abbia suscitato in voi un minimo di interesse. Quello che so è che, sebbene possa vederla per pochi giorni all’anno, Alcamo è la mia città e questo basta per rendermela speciale.

“La Piazza” (foto da paesionline.it)

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12 thoughts on “Alcamo: usanze e scostumanze

  1. A me hai messo curiosità. Sarà che la Sicilia mi attrae molto e mi affascina conoscere tradizioni e usanze, sarà che l’esame di Storia delle tradizioni popolari mi aprì un mondo sconosciuto sul passato a volte ancora molto presente di molte realtà soprattutto del sud Italia. Quindi aspetto il seguito :-)

    • Ho un idea su come continuare ;) Il titolo del post ricalca quello di un libro di uno storico locale: “Alcamo:usanze e costumanze”. Se sei davvero interessata alle tradizioni del sud Italia ci troveresti molti spunti interessanti.

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