Santi, poeti, navigatori e migranti. Capitolo primo: ItAlieno allo specchio.

“Avevamo investito molto su di te eppure hai deciso di andare in Germania… bene, ma ti avverto che gli Italiani prima o poi vogliono sempre tornare a casa e quel giorno non sarai di nuovo in cima alla nostra lista”. Con questo anatema -o minaccia, se preferite- pronunciato dal mio capo a Palermo è cominciata la mia vita da italiano all’estero.

Un doppio calcio in culo, al mio e alla Meritocrazia che, si sa benissimo, esiste tanto quanto Babbo Natale.

Quando ho cominciato a pensare ad un post sugli Italiani all’estero, non avevo molta voglia di ideare un inizio ad effetto ed ecco allora questo incipit tanto banale quanto necessario.

Eppure, l’inatteso invito a scrivere un post su questo tema suona alle mie orecchie come “Guardati allo specchio!” Cioè, l’italiano all’estero…io!?

“Guardati allo specchio!”

Vivere all’estero per me significa accettare giorno dopo giorno dei compromessi, modificare abitudini e, ovviamente, sottostare a regole differenti. Quando tutto questo avviene in un paese come la Germania, ci sono ottime possibilità che l’adattamento alla nuova realtà sia piacevole e repentino. Non é difficile abituarsi a città dove il decoro e l’arredo urbano siano un valore sacro, i trasporti efficienti e puntuali, gli uffici privi di code. Io che sono un siciliano atipico (dal punto di vista fisico e mentale) e ho una sfrenata passione per la precisione e l’ordine mi sono ritrovato in una sorta di paradiso. Ma non voglio fare un elenco di ció che è meglio in Italia e ció che è meglio in Germania.

Potrei allora parlare di luoghi comuni e confermare che sono davvero comuni. Battute su mafia pizza e un vecchio primo ministro si sprecano. Io sono solitamente il primo a sottolineare i punti deboli italiani, però se sono io a prendere per i fondelli l’Italietta va bene, ma se qualcun’altro si azzarda a parlare male dell’Italia (o peggio, della Sicilia!) mi arrabbio di brutto!

Eppure i pregiudizi hanno il pregio di essere assolutamente democratici. Anche dalla parte opposta, infatti, non si puó negare che questi tedeschi siano tutti birra wurstel e kartoffeln, pessimi giocatori di calcio (grandi soddisfazioni dalle partitelle con i colleghi fino alle nazionali!), vestiti in maniera indecente (e lo dico io che delle mode me ne frego). Guai a tirare in mezzo Hitler e la seconda guerra mondiale, se la prendono moltissimo! Io mi riservo queste battutine per le occasioni migliori. Dei tedeschi è degna di nota la proverbiale imperturbabilità, almeno fino a quando il tasso alcolico è inchiodato allo zero. Sono tranquilli e silenziosi, insensibili agli stimoli e privi di ogni interesse alle interazioni sociali. Solo dopo lunghissimi periodi di studio e conoscenza si abbandonano a timide confidenze o ad impacciate relazioni interpersonali. Serve una numerosa pattuglia italo-turca per coinvolgere i tedeschi in attivitá ludico-ricreative. Ma, attenzione! bastano un paio di birre e qualche Jägermeister per renderli incontrollabili e rumorosi. Risulta alquanto stucchevole la loro predisposizione alle buone maniere. Ricevere un numero impossibile da quantificare di “Grazie” e “Sorry” in una sola giornata mi da sui nervi.

Mi astengo dal toccare l’argomento clima: sarebbe troppo facile infierire.

E poi il cibo: anche questo è un aspetto non trascurabile. Sebbene la cucina italiana non ha eguali nel mondo (su questo siamo tutti d’accordo) e a volte mi vengono le estasi mistiche al pensiero di una parmigiana di melanzane, una pizza come Dio comanda, frutti di mare o una grigliata di pesce che abbia il sapore di pesce, devo ammettere che la cucina tedesca ha moltissimi piatti che sono una goduria. Vi consiglio Käse-Spätzle, Bratkartoffeln, Currywurst, Zwiebelsteak e molto altro ancora. Chiedete aiuto a zio Google se non sapete di cosa sto parlando.

Da parte mia, sono fiero di aver sostituito il troppo inglese tè delle cinque con un italianissimo espresso che i miei colleghi hanno dimostrato di apprezzare moltissimo. Per me è anche un modo per ricacciare indietro la nostalgia.

Perché a volte basta sentire l’aroma del caffè per sentirsi a casa.

Immagine

PS: questo post si compone, nei miei piani attuali, di tre capitoli che verranno pubblicati ad intervalli rigorosamente irregolari. Inoltre i miei piani raramente si traducono in azioni concrete per cui declino ogni responsabilità riguardo alla mancata pubblicazione dei capitoli successivi.

PPS: in quanto alla scelta della foto/video (cliccate sulla foto!), spero di risultare più trash di Scaglia

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11 thoughts on “Santi, poeti, navigatori e migranti. Capitolo primo: ItAlieno allo specchio.

  1. Dopo i primi 35 secondi ho dovuto interrompere il video.
    Spero che le altre parti le pubblicherai, son molto curiosa. E sulla questione del prendere in giro l’Italia che possiamo farlo solo noi italiani, concordo. un pizzico di sano orgoglio ci sta :-) è come per le persone care, la mamma, se diciamo noi che è una rompiscatole o peggio, va bene, ma appena lo dice qualcun’altro ci viene l’aggressività molesta! :)

    • Non si offendono, forse perchè non ne capiscono il significato. Una volta ho spiegato ad un mio amico che noi usiamo per loro questo simpatico appellativo. Loro invece usano per gli italiani l’espressione “spaghettifresser” (mangia spaghetti).

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