Psychology for Dummies (Il saggio che non ti aspetti)

Quando si è piccoli, diciamo prima di cominciare la scuola, il mondo è un posto magnifico. I problemi sono roba da grandi mentre esistono solo piccoli contrattempi come il Didò che si indurisce o una sorella che cerca di mangiare le tue costruzioni.

La comunicazione per un bambino è del tutto semplice (checché ne dicano gli psicologi) e si basa su richieste che riguardano essenzialmente attenzione, gioco, cibo. Le risposte genitoriali a tali richieste possono essere negative scatenando reazioni che possono variare dal pianto all’autolesionismo, o positive nel qual caso il bambino si abbandona all’entusiasmo o alla totale indifferenza (quale era la domanda?).

L’interazione con i coetanei, che raggiunge in genere un grado di continuità e significatività rilevante sui banchi della prima elementare, impone un salto di qualità delle capacità comunicative. Questo è dovuto al confronto, per la prima volta, con realtà diverse ed interessi divergenti. Le reazioni del bambino a tali cambiamenti sono spesso incentrati sulla incredulità (Davvero non ti piace la nutella? Le bambine devono usare un bagno diverso? Tu fai il tifo per la Juve?) che ben presto lascia spazio all’affermazione della propria personalità ed unicità.

La diversità diventa quindi fattore di rilievo ed insegna all’essere umano a definire le categorie. Nascono quindi i quattrocchi, i ciccioni, i secchi e gli asini poi i figli di papà, i morti di fame, i leccaculo, i secchioni poi i … le … gli … (termini impronunciabili e censurati, ndr) in una escalation di definizioni via via meno appropriate che raggiunge l’apice durante l’adolescenza ma che può sfondare e proseguire nelle aule universitarie.

Gli adulti vedono i concetti di diversità e comunicazione sotto una luce del tutto particolare e con i tipici distinguo del politicamente corretto che impone di dire in pubblico esattamente il contrario di ciò che si pensa. Diversità diventa quindi termine da inserire in frasi che includono anche ricchezza ed opportunità, mentre per molti non sfigurerebbe insieme a rottura di scatole, problema, bingo bongo.

I luoghi che permettono a persone diverse di incontrarsi e comunicare sembrano essere esclusi dal paradigma di società che si delinea negli ultimi anni se è vero che ancora oggi si parla di China Town, libreria new age, Milan Club ed altri luoghi dove si possono incontrare esclusivamente i propri simili.

Qualsiasi luogo, reale o virtuale, in grado di unire gente che vive a centinaia di chilometri di distanza, creare incontri tra opinioni e stili diversi, diventare centro di discussione ma soprattutto un luogo dove si possa comunicare diventa essenziale ed imprescindibile.

Per questo ed altri motivi (ma soprattutto per tutta questa tiritera su diversità e comunicazione), ritengo appropriato che esista il blog chiamato “Il circolo dei blogger non scomparsi”.

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