Cronache dei blogger non scomparsi

«Caro, oggi non vai al lavoro?» fece Wanda al marito assorto nel leggere il quotidiano etereo del mattino mentre Sinc-08 erogava il caffè. Lui la guardo attraverso una notizia di cronaca e una di sport: «No, tesoro: oggi i robot impiantisti devono saldare i cavi dei virtualizzatori dell’ufficio e facciamo solo mezza giornata».
«Non me l’avevi detto, potevamo trasportarci a visitare qualche città europea, invece io ho già preso accordi con Paula per andare a vedere i campi di fragole al bacino Hellas, su Marte». Marcoh sbuffò: «Ancora? Ma è già la settima volta in due mesi! Che motivo avete di recarvici sempre?»:
«Perché è un’annata straordinaria per la produzione di fragole marziane, ecco perché, e te l’avevo spiegato anche la prima volta» fece Wanda un po’ spazientita, «Inoltre pensavo che sarei riuscita». Marcoh mugugnò come faceva di solito quando aveva torto e riprese a leggere.
«Tu, invece, come intendi passare la mattinata?» gli domandò Wanda.
«Pensavo di fare un salto nella Wired Consciousness e vedere se riesco a trovare qualcuno» rispose lui col volto sfumato da un grafico sul dislocamento istantaneo di credito aggiornato in tempo reale, «finisco di leggere l’inserto di economia e mi collegherò»
«Ok, caro» fece lei più addolcita, «Io esco ora che ho appuntamento con Paula verso le 11.00 ad Harrod’s». Si avvicinò e si dettero un bacio sulla guancia, poi lei premette un pulsante sull’orologia da polso e scomparve in un scintillio intermittente di forme trasparenti di particelle. Marcoh continuò tranquillamente la lettura fino alla fine dell’articolo. Quindi si alzò, bevve ancora un sorso di caffè e si recò alla cella di criostasi, collego i dispositivi a resta e polsi ed entrò in condivisione.
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Basta, pausa, calma un attimo! Ok, lo ammetto, la fantascienza m’incasina: se vuoi far le cose senza troppi deus ex machina non è il genere che fa per te. Per dare quella cornice di progresso raffazzonato ci ho messo tanto di quel tempo, e non è che una sorta di introduzione. E dire che il tema di questo racconto, ovvero spiegare ai più il perché di un circolo di blogger non scomparsi, non è affatto stato accennato. Nè lo doveva essere, nell’ottica narrativa, il che dice tutto dell’ottica narrativa. Dunque stop!
Bhè, l’idea però era intrigante, anche se non si è ancora capito di cosa si tratta. Mi spiegherò e magari capirete da cosa sono stato allettato: creare una sorta di parallelismo fra racconto e la vicenda che ha portato alla creazione del Circolo, a partire dalle sue origini, alla sua crisi fino alla sua evoluzione. Nel racconto, la Wired Consciousness doveva essere un malcelato riferimento alla blogosfera (il termine doveva comparire come arcaismo). La blogosfera… Essa è uno strumento eccitante, di condivisione di esperienze significative o banali riflettute, di temi caldi d’attualità o inosservati a cui nessuno bada: un diario scritto appositamente per essere letto (e commentato). Tutto ciò era immensamente stimolante, anche e sopratutto a livello intellettuale. Ecco, non quell’aspetto analitico e saccente da manuale, ma quello discorsivo e occasionale, che va per episodi, come nella vita reale.
La nostra community, in particolare, era nata nel braccio di Microsoft e della sua emanazione Windows-Live, e ci eravamo “conosciuti” per lettura reciproca. Venivamo da posti diversi, sui quali spesso non si è fatta chiarezza su un identificazione geografica precisa (eccetto che su certi orgogliosi salentini!); e  avevamo storie interessanti alle spalle (se non sbaglio c’è un fisico che vive e lavora in Germania). Era un bel gruppo, eravamo tutti attivi e contenti!
Poi due principali avvenimenti scossero l’ambiente: l’entrata preponderante del social-network FB in Italia; e la chiusura di Windows-Live e la conseguente transumanza su WordPress, con perdite consistenti. Quindi, fummo distratti da FB mentre il nostro strumento di blogging scompariva. Nel nostro caso specifico.
Nel racconto, la Wired C. sarebbe stata soppiantata da una piattaforma più performante, ma più superficiale. Ciò sarebbe avvenuto grazie a una maggiore diluizione del pensiero profondo nell’etere, per favorire una prestazione più elevata in efficienza (ma non in efficacia), a cui sarebbe seguita la creazione di un’entità digitale collettiva imponente, anche se non molto intelligente. Quindi come farà il protagonista per non perdere i legami stretti? O meglio: salvare, di quei legami, la parte che più glieli ha fatti apprezzare?
Il racconto, vedete, si fa complicato da scrivere, specie per le spiegazioni pseudo-tecniche, e comunque si fa eccessivamente ingeneroso nei confronti del social-network. È vero, è molto diverso da un blog: anche se su entrambi si condividono foto e opinioni, sul social-network prevale l’aspetto comunicativo e relazionale fra persone (che si conoscono), che hanno necessità di scambiarsi – brevi – messaggi di uso quotidiano; il blog invece richiede una performance da scrittori, ed è questa a stare in primo piano. Prima dell’aspetto relazionale viene quello qualitativo dello scritto e di contenuto. Per questo ci vuole più tempo. Perciò, se qualcuno ha smesso di tenere un blog non è stata una coercizione dei media, ma una sua scelta, su cui miriadi di fattori esterni possono influire (es. la coercizione dei media).
Quindi spezziamogli una lancia a favore che è grazie a FB che Flavia ci ha ritrovati. Fu allora che nacque il Circolo dei Blogger non scomparsi e nuovamente riuniti. E sempre lì ci stiamo riorganizzando.
Per fare cosa? Nell’entusiasmo ci stiamo applicando a molti campi importantissimi: programmi di alfabetismo, la preservazione dei nostri amati conti coperti, il dominio del mondo… Cosa ne verrà fuori non lo sappiamo nemmeno noi!

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