Perché un blog di blogger non scomparsi? – L’aneddoto

«Si dia inizio alle danze»
È una frase che avrei sempre voluto scrivere.
Benvenuti al primo post ufficiale dei blogger non scomparsi, ho ricevuto io l’incarico di fare da apripista e mai ho temuto di più un dovere simile.
Sono emozionato, e si sa come vanno le cose quando si è emozionati: o si dicono stupidaggini dalla forte carica ironica, o si parla del proprio passato. Parlare del proprio passato serve sempre per mettersi a proprio agio e riordinare le idee. Io il mio passato lo amo tantissimo, perché abbastanza indistinto da lasciarmi prendere qualsiasi comodità narrativa senza il timore di star andando fuori strada.
Non sono un tipo eccessivamente nostalgico e raramente mi vanto dei “vecchi bei tempi”, una moda che personalmente odio; ma il mio passato lo amo quanto amerei una bella donna.
Mi piacerebbe, quindi, raccontarvi un aneddoto, una cosa che ho vissuto in prima persona e che mi aiuterà ad affrontare questo progetto tanto interessante quanto stimolante.[1]

Siamo in Puglia ed è il 2000, io ho 9 anni e sono il più grande del gruppo di bambini senza dio che si era venuto a creare dopo una settimana di permanenza marittima.
Non mi sentivo il più grande, avevo attorno svariate personalità intriganti e non ero un tipo che trattava con sufficienza i più piccoli. Non mi sentivo il più grande, e forse non lo ero nemmeno a livello caratteriale.
Il mio compito era organizzare il gruppo, dargli una partenza ed una destinazione, mantenere saldi i rapporti tra i membri, inventarsi i migliori giochi e dare un senso alle giornate.
Tutte cose che facevo quasi inconsciamente, senza pensarci. Se avessi saputo l’importanza della mia figura nel gruppo non avrei retto più di due giorni.
E invece mi divertivo, mi divertivo e mi trascinavo dietro una massa di mocciosi casinisti.
Tra le tante avventure che posso ricordare come non citare la guerra di feci di cavallo, la camminata dei morti viventi[2], il flipper infernale, la caccia alle meduse e il combattimento di bacche acerbe.
Un giorno mi ritrovai a camminare da solo verso il bagno pubblico (alloggiavamo in un campeggio, mi sono dimenticato di dirlo), quando venni fermato da due ragazzi in bicicletta. Mi sembravano grandissimi.
Ma proprio grandi.
Mi chiesero se avevo visto un bambino che rispondeva chiaramente a mio fratello minore.
Risposi di no.
Non sembrai molto convincente perché mi seguirono fino ai bagni e aspettarono lì i miei bisogni.
Quando uscii dalla cabina del WC mi dissero di salire sul portapacchi di uno dei due. Rifiutai. Loro risposero che dovevano portarmi dai miei amici, verso la riva, perché avevano combinato qualcosa.
Decisi di farmi caricare e vedere se era vero o no.
Mi portarono nella striscia di alberi secchi, poco prima del mare.
Lì c’erano tutti: fratelli, cugini ed amici.
I due ragazzi mi dissero che la combriccola aveva rubato il loro pallone e l’avevano cacciato sopra uno degli alberi secchi, tanto per simboleggiare un bel dispetto contro perfetti sconosciuti.
Solo che nessuno voleva salire sull’albero a recuperare il maledetto pallone.
Ed io ero quello con 9 anni.
Dissi che non c’era problema, che c’avrei pensato io.
Mi tolsi la maglietta ed inizia ad arrampicarmi sui rami secchi.
Il pallone era in cima, lo raggiunsi facilmente e tanto facilmente lo calai giù.
In quel – esatto – momento sentii cracchiare il legno sotto i miei piedi e precipitai a terra. Di schiena. I due ciclisti, riavuta la palla, scapparono a gambe levate. Il gruppo mi circondò, io riaprii gli occhi velocemente: avevo perso il respiro ma stavo bene, la (poca) sabbia sottostante m’aveva fatto da cuscinetto.
Dopo quella volta il mio ruolo da “grande” si rafforzò e divenni quello che sistemava tutta la merda che la compagnia creava. Fu un’estate molto divertente, e fu l’unica in cui mi sentii felice di avere un compito di tale importanza.

Ecco l’aneddoto.
Spero vi sia piaciuto.
A me piace sempre raccontarlo quando sono in imbarazzo.
L’argomento di questo primo post sarebbe dovuto essere “perché un blog di blogger non scomparsi” e io non trovo risposta più logica di questa:
per divertirsi”.

Note:
[1]: spero sarà altrettanto interessante e stimolante ai vari lettori occasionali che passeranno di qui.

[2]: afferrare il masso più pesante possibile presente sulla spiaggia e camminare sott’acqua fino a quando non si è almeno a 130 centimetri di distanza dalla superficie.

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7 thoughts on “Perché un blog di blogger non scomparsi? – L’aneddoto

  1. è evidente che non avremmo potuto affidare il blog in mani più sicure! La tua innata predisposizione a trascinare “una massa di casinisti” ci sarà utilissima! allora divertiamoci!

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